Inflazione: la vera sfida dei giorni nostri

Negli ultimi anni, l’inflazione è diventata un tema centrale nel dibattito economico globale.

Questo fenomeno, spesso discusso ma non sempre compreso appieno, ha un impatto significativo sulla vita quotidiana di ciascuno di noi.

In questo approfondimento, esploreremo il concetto di inflazione, analizzeremo come la recente crisi economica ha reso più chiaro questo fenomeno, e vedremo più da vicino le implicazioni del recente ribasso dei tassi di interesse.

Inflazione: cos’è davvero

Impedire che l'inflazione eroda i tuoi risparmi è la vera sfida di oggi | Massimo Gelmuzzi Consulente Finanziario

In parole semplici, l’inflazione rappresenta la perdita del potere d’acquisto della moneta: con l’inflazione, lo stesso ammontare di denaro ci permette di acquistare meno beni e servizi rispetto a prima. Questo fenomeno è dovuto principalmente all’aumento generale dei prezzi, che erode il valore della nostra valuta.

L’inflazione negli ultimi 20 anni è stata sconosciuta ai (o ignorata dai) più. Ma oggi nessuno può più evitare di vedere come erode i nostri soldi sul conto corrente e di come influenza in modo drastico il nostro stile di vita.

Viviamo in un periodo in cui la maggior parte degli Italiani si è resa conto di cosa significa avere un reddito medio e non potersi permettere un figlio, una laurea, un mutuo o un affitto. Un periodo in cui tanti hanno capito cosa significa vivere e cosa sopravvivere.

Esistono diversi tipi di inflazione, e noi in questi anni le abbiamo vissute quasi tutte:

  • Inflazione da domanda: quando la domanda di beni e servizi supera l’offerta, i prezzi aumentano;
  • Inflazione da costi: quando i costi di produzione aumentano (es. materie prime o salari), i produttori trasferiscono questi aumenti sui prezzi finali;
  • Inflazione strutturale: derivante da squilibri economici strutturali che causano aumenti periodici dei prezzi.

In sintesi, l’inflazione è un fenomeno complesso condizionato da molteplici fattori, tra cui le politiche monetarie, la dinamica dei salari, i prezzi delle materie prime e le aspettative degli attori economici.

 

La crisi degli ultimi anni ha evidenziato cos’è l’inflazione?

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La crisi economica degli ultimi anni, aggravata dalla pandemia di COVID-19, ha reso il concetto di inflazione più evidente e tangibile per molti. Diversi fattori hanno contribuito a questo fenomeno:

  1. Interruzioni delle catene di approvvigionamento: le misure di lockdown e le restrizioni sui trasporti hanno causato interruzioni nelle catene di approvvigionamento globali, portando a carenze di beni e conseguenti aumenti di prezzo;
  2. Stimoli economici: per contrastare gli effetti economici della pandemia, molti governi hanno adottato politiche fiscali e monetarie espansive. Gli ingenti pacchetti di stimolo hanno incrementato la liquidità nell’economia, aumentando la domanda e, di conseguenza, i prezzi. La guerra in Ucraina ha poi portato la BCE ad adottare una politica monetaria restrittiva, con conseguenti aumenti dei tassi, per cercare di frenare la crescita dell’inflazione;
  3. Aumento dei costi energetici: la ripresa economica post-pandemia ha portato a una domanda elevata di energia, causando un aumento dei prezzi del petrolio e del gas naturale. Questo ha avuto un effetto a catena sui costi di produzione e sui prezzi finali dei beni seguita poi anche dalle enormi sanzioni poste alla Russia che era uno dei principali fornitori di gas.
  4. Cambiamenti nel mercato del lavoro: la pandemia ha anche modificato il mercato del lavoro, con molti lavoratori che hanno lasciato il proprio impiego o richiesto salari più alti. Questo ha portato a un aumento dei costi per le imprese, trasferito poi sui prezzi dei prodotti.

Questi fattori hanno reso evidente l’inflazione anche per chi solitamente non presta attenzione ai temi economici, influenzando direttamente il costo della vita quotidiana.

 

Come l’inflazione impatta sulla vita di tutti i giorni

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L’inflazione ha un impatto diretto e tangibile sulla vita quotidiana di ciascuno di noi. Ecco alcuni degli effetti più comuni e visibili in modo immediato:

  • Potere d’acquisto: come accennato, l’inflazione erode il potere d’acquisto del denaro. Ciò significa che con lo stesso stipendio è possibile comprare meno beni e servizi rispetto a prima;
  • Risparmi: l’inflazione può ridurre il valore reale dei risparmi. Se il tasso di interesse sui risparmi è inferiore al tasso di inflazione, il valore reale del denaro diminuisce nel tempo;
  • Stipendi: in un contesto inflazionistico, i salari potrebbero non tenere il passo con l’aumento dei prezzi, riducendo il reddito reale dei lavoratori. Soprattutto considerando che l’Italia è uno dei paesi in cui lo stipendio medio è rimasto invariato da 20 anni a questa parte.

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  • Prezzi dei beni di consumo: l’inflazione fa aumentare i prezzi dei beni di consumo quotidiani, come cibo, vestiti e carburante, rendendo la vita più costosa per le famiglie;
  • Debiti: per chi ha debiti a tasso fisso, l’inflazione può avere un effetto positivo, in quanto riduce il valore reale del debito da rimborsare. Tuttavia, per chi ha debiti a tasso variabile, l’aumento dei tassi di interesse può aumentare il costo del servizio del debito.

L’inflazione, quindi, è un fenomeno che può avere effetti sia negativi che positivi, a seconda delle circostanze individuali e del tipo di attività economica svolta.

Cosa ci aspetta ora con il ribasso dei tassi d’interesse?

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Di recente, molte banche centrali hanno ridotto i tassi di interesse in risposta alle pressioni inflazionistiche e alla necessità di stimolare la crescita economica. Questo ha diverse implicazioni per l’economia e per i singoli individui:

  1. Prestiti e mutui più convenienti: con tassi di interesse più bassi, è più economico prendere in prestito denaro. Questo può stimolare gli investimenti e i consumi, favorendo la crescita economica;
  2. Risparmi meno remunerativi: i tassi di interesse più bassi riducono i rendimenti sui risparmi e sui conti deposito. Questo può spingere gli investitori a cercare rendimenti più elevati in altre forme di investimento, come azioni o immobili;
  3. Pressioni inflazionistiche: ridurre i tassi di interesse può, paradossalmente, aumentare le pressioni inflazionistiche. Maggiore liquidità e maggiori investimenti possono incrementare la domanda di beni e servizi, contribuendo all’aumento dei prezzi;
  4. Valore della valuta: tassi di interesse più bassi possono portare a un deprezzamento della valuta nazionale, rendendo le esportazioni più competitive ma aumentando il costo delle importazioni.

In sintesi, il ribasso dei tassi di interesse può avere effetti complessi e variegati sull’economia. È importante monitorare attentamente questi sviluppi e adattare le proprie strategie finanziarie di conseguenza.

Inflazione e investimenti: quali correlazioni

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L’inflazione può avere un impatto significativo sugli investimenti.

In generale, gli investimenti reali, come immobili e materie prime, tendono a beneficiare dell’inflazione, in quanto il loro valore aumenta con l’aumento dei prezzi. Al contrario, gli investimenti finanziari, come azioni e obbligazioni, possono essere penalizzati dall’inflazione, soprattutto se i tassi d’interesse non riescono a tenere il passo con l’aumento dei prezzi.

Il punto è questo però: aspettare di vedere gli effetti dell’inflazione nella propria vita quotidiana ci fa perdere opportunità.

Gli investimenti finanziari e non, rimangono però l’unico rimedio di lungo periodo contro la perdita di potere d’acquisto della moneta che deriva dall’inflazione.

Gli ultimi 20 anni sono stati anni siamo stati spettatori di un’inflazione nella norma (almeno fino al 2022) ma con rendimenti eccezionali.

Non sono di certo mancati i ribassi, ma come dico sempre sono parte del percorso, il punto però è che in questo ventennio i mercati hanno toccato i massimi storici, basta infatti pensare all’andamento dell’Indice S&P 500. Una crescita del 625% dal 2000 ad oggi.

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Gli investitori lungimiranti che hanno saputo cogliere il momento economico favorevole e hanno investito nel futuro oggi raccolgono i frutti del rischio che hanno corso, a differenza di chi ha voluto tenere i soldi sotto il materasso perché erano più al sicuro.

I soldi che non hai investito valgono sempre meno.

Ipotizziamo infatti che nel 2004  il tuo patrimonio liquido era pari a 100 mila euro e che hai tenuto questa liquidità sempre sul conto e non investita. Ad oggi, 20 anni dopo, il tuo patrimonio avrebbe un valore inferiore del 35% che sono circa 65 mila euro che ti restano dei 100 che avevi.

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Non investire è infatti una SCELTA.

Ovvero, la scelta di lasciare che il tuo capitale venga eroso nel tempo dagli effetti negativi dell’inflazione.

Il punto è che non esiste un momento giusto o sbagliato per investire, nessuno ha la sfera di cristallo e sa quando il mercato è arrivato ai minimi e quando al massimo.

Il momento giusto è OGGI.

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Con un METODO, il potere del TEMPO e dell’INTERESSE COMPOSTO puoi scegliere oggi e decidere se il tuo futuro finanziario potrà essere di successo.

E per tutelarlo al meglio è necessario costruire un ponte di difesa tra la qualità della tua vita odierna e quella  di domani.

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